MensArt, festival a tappe dedicato al talento e alla creatività promosso e organizzato da Mensa Italia - Segreteria del Mensa Lazio presenta:

 

EMANUELE SALCE in

“Mumble Mumble...": Scena e Retroscena

con Emanuele Salce e Paolo Giommarelli

Sabato 4 novembre h.16:30

Grand Hotel Tiberio, Roma

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Alle 22:30 proiezione di:
 La lunga strada (37 min) su Vittorio Gassman
L'uomo dalla bocca storta (59 min., menzione speciale ai Nastri d'Argento nel 2010) su Luciano Salce.

LOCANDINA LAZIO 20171104

Emanuele Salcetessera Mensa anno 1987, ci parlerà della sua condizione di doppio figlio d’arte e della genesi del suo spettacolo di successo Mumble Mumble, che questa particolare condizione sviscera, in chiave grottesca e paradossale. Due padri prestigiosi e ingombranti: da un lato il padre naturale, il regista e attore Luciano Salce (che ha firmato, tra l’altro, i primi due Fantozzi), dall’altro il marito in quarte nozze di sua madre Diletta D’Andrea,  Vittorio Gassman, nella cui casa Emanuele è cresciuto sin dall’età di due anni.

Insieme all’attore Paolo Giommarelli, Emanuele porterà sotto i riflettori per i soci del Mensa Italia alcuni frammenti tra i più rappresentativi del suo spettacolo alternando riflessioni ad alta voce di carattere personale e professionale a confronti con il pubblico sulle reazioni attese e quelle inaspettate: un’occasione incredibile di entrare nell’anima di uno spettacolo attraverso l’anima del suo autore e principale interprete.

Appuntamento sabato 4 novembre dalle ore 16:30 presso la sala Tiberina 1 del Grand Hotel Tiberio**** (Via Lattanzio 51, Roma).

Per info e prenotazioni scrivere a lazio@mensa.it

 

Mumble Mumble...Ovvero confessioni di un orfano d’arte

Mumble Mumble è un racconto in tre tempi in cui Emanuele Salce narra impudicamente le vicende di due funerali e mezzo (e le gesta dei protagonisti che in quei giorni si distinsero...).

Nel primo, quello di suo padre Luciano, quando aveva poco più di vent'anni e, reduce da una nottata di eccessi etilici, si trovò a dover gestire da solo l'accadimento affrontando, nelle condizioni peggiori, una realtà a lui sconosciuta ed assai scomoda fra para-parenti a caccia di lascito, addetti alle onoranze funebri che lo inseguivano con cataloghi di bare e la ragazza per cui spasimava che non gli si concedeva.

Nel secondo, quello di Vittorio Gassman, marito di sua madre, vissuto da trentenne più lucido e consapevole, in cui si assiste ad un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano, fra autorità politiche improbabili e presenzialisti d'ogni risma: dai colleghi minori, a venditori d'automobili, religiosi frustrati, furfanti che nella calca stappavano bottiglie di vino pregiate per concludere il tutto con la semifinale degli Europei del 2000 Olanda - Italia con scene da stadio.

Nel terzo (metaforicamente) il suo: vissuto attraverso l'incontro con una bionda australiana e una défaillance occorsagli in un museo di Sydney, con un finale in crescendo, fino a giungere ad una vera e propria liberazione non solo simbolica.

A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore della confessione, passando con candida disinvoltura da Achille Campanile a Petrarca fino ad un trattato di procto-gastroenterologia.

Il racconto conclusivo dello spettacolo, che narra dell'incontro tra il protagonista e una bionda australiana, seguito da un'imbarazzante defaillance, ha catturato l’attenzione di Sandro Veronesi che, nel suo ultimo romanzo “Terre rare” scrive: “La storia narrata nel capitolo dieci della prima parte non è farina del sacco dell’autore, è una cover dello strepitoso monologo autobiografico di EmanueleSalce contenuto nel suo spettacolo intitolato Mumble mumble – ovvero confessioni di un orfano d’arte (di E. Salce e A. Pergolari). Oltre al ringraziamento per il permesso di rielaborarla, l’autore gli rivolge tutta la propria ammirazione”.

...ci vuole un misto di grazia e faccia tosta nel volgere in racconto di scena i due-funerali-due per la scomparsa di entrambi. E ci vuole sense of humour (venato di grottesco nostrano) che discenda dal filone britannico dell’Evelyn Waugh de “Il caro estinto” o dell’Alan Bennet de “La cerimonia del massaggio”. C’è voluto tutto questo per permettere ad Emanuele Salce di unire affetti, osservazione ed onoranze funebri in un dittico (più un epilogo macabro) a teatro... R. Di Giammarco – La Repubblica, 12 Marzo 2010

"...il monologo ha una profonda radice comica, o meglio umoristica, meglio ancora sarcastica - tale da poterlo accostare a... Carlo Verdone in Tali e Quali o Roberto Benigni in Cioni Mario o Fiorello, showman ‹che non si schiera da nessuna parte›". Viene in mente solo un altro esempio di racconto analogo al suo (poiché filosofico) ed è recente: penso a Pouilles di Fago. La differenza tra Fago e Salce è che in fago non vi è nulla di comico, in Salce non vi è che la dimensione ilaro-tragica. L’analogia si manifesta nell’essenziale, ossia quando si tirano le somme. F. Cordelli - Corriere della Sera, 28 gennaio 2016

Ironico, scanzonato, serio fino alle lacrime, irriverente, grottesco, comico…tanto comico da offrire allo spettatore un finale che per l’ultimo quarto d’ora ti toglie letteralmente il fiato dal ridere. G. Moretti –LF Magazine 10 Febbraio 2016